Discorso di ringraziamento alle Suore Francescane della Madonna delle Vittorie 

Abbraciati della Maternità della Buona Madre

Carissime Suore delle Suore Francescane della Madonna delle Vittorie, a nome della comunità sacerdotale del Pontificio Collegio Portoghese desidero esprimervi, con profondo rispetto e sincero affetto, il nostro grazie per questi cinquant’anni di presenza fedele in mezzo a noi.

Cinquant’anni non sono soltanto una misura del tempo: sono una storia intrecciata di dedizione quotidiana, di lavoro silenzioso, di preghiera nascosta, di attenzione concreta alle persone. Sono giorni ordinari vissuti con amore straordinario, gesti semplici ripetuti con perseveranza, una presenza discreta che ha sostenuto la vita di tutti quanto abitano e hanno abitato questa casa.

In questo grazie vogliamo abbracciare non solo voi che siete oggi presenti, ma anche le decine di suore che, nel corso di questi cinquant’anni, hanno servito in questo Collegio. Tante sorelle, con volti e storie diverse, hanno attraversato le diverse comunità sacerdotali che questa casa ha accolto lasciando un’impronta profonda, anche se silenziosa. Ognuna ha donato qualcosa di sé, secondo il carisma della Venerabile Mary Jane Wilson: tempo, energie, sorriso, sacrificio, preghiera. A tutte loro — anche a quelle che il Signore ha già chiamato a sé — va oggi il nostro riconoscente pensiero.

All’origine di questa storia c’è la vostra Fondatrice, la Venerabile Mary Jane Wilson. Quando arrivò a Madeira-Portogallo, rimase incantata dalla bellezza dei fiori, ma anche profondamente toccata dalla povertà presente in tante sue forme: materiale, educativa, spirituale, relazionale. Quel contrasto tra bellezza e fragilità aprì il suo cuore a una compassione concreta, capace di trasformarsi in servizio: una carità incarnata, fatta di gesti quotidiani, di prossimità reale, di cura per ogni persona, soprattutto per chi era più fragile — una carità che si estendeva a tutti, anche ai sacerdoti. A Madeira ella visse infatti un rapporto speciale con i vescovi e con i sacerdoti, accompagnandoli con rispetto, discrezione e preghiera, condividendo le loro fatiche, sostenendoli nella solitudine del ministero, offrendo loro non solo aiuto concreto, ma una presenza materna radicata nell’amore di Cristo.

È significativo ricordare che suor Wilson conclude il suo cammino terreno proprio quando, su richiesta del Vescovo Diocesano, aveva appena assunto la responsabilità di riniziare il seminario minore diocesano. Come se il Signore avesse voluto sigillare la sua vita nel dono ai futuri sacerdoti.

Oggi, a distanza di più di un secolo, celebriamo la missione delle sue figlie — voi, care sorelle — nel cuore della Chiesa, qui a Roma, accanto ai sacerdoti provenienti dai quattro angoli del mondo. È un segno limpido di come il vostro carisma diventi un filo rosso della Provvidenza di Dio: attraversa le generazioni, accompagna le vocazioni, unisce storie diverse nel medesimo disegno di amore — come un seme affidato alla terra che, nel tempo di Dio, mette radici lontano e fiorisce in terre nuove, realizzando il desiderio ardente della Fondatrice: che, quando le sue figlie fossero state di più, potessero portare il Vangelo fino ai confini del mondo. Una realtà che accade anche qui, in questa comunità, ricamata della cattolicità, anche geografica, della nostra Chiesa.

Ed è altrettanto suggestivo ricordare che, durante il suo pellegrinaggio a Roma, suor Wilson ricevette un Rosario dalle mani di Papa Leone XIII. È lo stesso Papa che fondò questo Collegio proprio 125 anni fa. Come se già allora si intrecciassero, nel progetto di Dio, il cammino della vostra Famiglia Religiosa e quello di questa casa: oggi uniti nel servizio delle suore e nel ministero dei sacerdoti.

Ma la sua maternità spirituale nasce soprattutto da un momento preciso della sua vita: il 30 aprile, quando ricevette il dono della fede viva nella Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. È da lì che tutto prende forma. È dall’incontro con il Signore presente sacramentalmente che nasce il suo cuore materno verso i sacerdoti. Una maternità profondamente eucaristica: generata dall’altare, nutrita dall’adorazione, tradotta in intercessione silenziosa e in cura perseverante.

Ed è questa stessa maternità spirituale che oggi continua a vivere in voi. Noi la sperimentiamo realmente: ci accompagna, ci sostiene, ci incoraggia. È una presenza viva, fatta di attenzione quotidiana, di ascolto discreto, di preghiera fedele. Attraverso di voi sentiamo che il  nostro cammino sacerdotale è anche accompagnato con cuore di madre e spirito francescano…

Per questo risuonano per noi particolarmente vere le parole di Papa Leone XIV rivolte alle suore nell’udienza del 20 ottobre 2025: « Grazie, care sorelle, per la vostra dedizione ai sacerdoti, per la preghiera che innalzate al Cielo per loro e per il vostro atteggiamento materno! La vicinanza della maternità spirituale nessuno la può sostituire, e voi la venite donando e raffinando da cinquant’anni: pur essendo discreta, non è nascosta a Dio.

Avete custodito non solo gli spazi, ma soprattutto il clima umano e spirituale della comunità. E questo non resta chiuso tra queste mura: ci accompagna nel futuro. Ciò che un sacerdote vive negli anni della formazione qui a Roma lascia un’impronta profonda nel suo ministero. E questo è ancora più vero per noi, che arriviamo a Roma dai quattro angoli del mondo, spesso dopo anni di servizio come parroci, lasciando i nostri presbiteri, le nostre famiglie, le nostre Chiese locali.

Proprio in questo tempo così delicato, la vostra maternità spirituale diventa fondamentale. È qui che troviamo uno spazio di accoglienza, una casa che ci raccoglie, una presenza che non giudica ma sostiene. La pace respirata tra queste mura, la cura ricevuta nei piccoli gesti quotidiani, l’esempio di una carità silenziosa, di una preghiera instancabile diventano per noi forza interiore, stile pastorale, capacità di ascolto, pazienza nelle prove.

Porteremo tutto questo con noi, nelle parrocchie, nelle missioni, nei servizi che ci saranno affidati: porteremo anche il segno della vostra maternità, che aiuta a restare uomini di comunione e sacerdoti radicati nell’eucaritia, com cuore più umano ed evangelico. In questo senso, il vostro servizio non forma soltanto una casa ordinata, ma contribuisce a formare cuori sacerdotali secondo il cuore di Cristo Buon Pastore. È un seme che continua a dare frutto ben oltre il tempo trascorso in questo Collegio.

Tra poco compiremo due gesti semplici ma carichi di significato: offriremo un fiore a ciascuna sorella, accompagnate da quattro sacerdoti — uno per ogni continente — e vi doneremo un’icona della Madonna Dolce Madre, la Madonna della Tennerezza. I fiori richiamano quelli che la Fondatrice contemplò arrivando a Madeira e che fatto spuntare la sua vocazione consacrata: segno di una missione che continua a fiorire, dal vostro servizio nascosto alle strade del Vangelo percorse dai sacerdoti nel mondo. L’icona ci ricorda che suor Wilson era riconosciuta da tutti i diocesani di Madeira com il nome di Buona Madre, e che questa maternità continua a vivere oggi attraverso di voi.

Con questi segni vogliamo dirvi grazie per la vostra maternità spirituale: una maternità che accoglie, consola, sostiene; una maternità che ci abbracia costantemente nella preghiera; una maternità che nasce dall’Eucaristia e si traduce in cura quotidiana. È anche il nostro modo di affidarvi alla Madre del Signore, la Madonna delle Vitorie, e nello stesso tempo, di riconoscere in voi un riflesso del suo cuore materno verso i sacerdoti.

In questo giubileo di servizio affidiamo al Signore il passato, il presente e il futuro. Care sorelle, continuate ad essere tra noi un segno semplice e luminoso del Vangelo. Vi assicuriamo la nostra riconoscenza, il nostro affetto e la nostra preghiera.

Grazie, davvero, di cuore.

P. António Estêvão Fernandes
Reitor do Pontifício Colégio Português

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