Una domanda frequente riguarda la differenza tra lo studio dell’esegesi e quello della teologia biblica. In realtà, non si tratta di due campi alternativi, ma di due livelli distinti e complementari di un unico lavoro teologico sulla Scrittura. L’esegesi e la teologia biblica si trovino in un rapporto di reciproca implicazione.
Secondo la Pontificia Commissione Biblica (1993), il Compito primario dell’esegesi è determinare con precisione il significato del testi biblici nel loro contesto letterario e storico specifico, e poi in quello del canone delle Scritture. In questo modo, essa mette in luce il senso teologico dei testi, quando essi lo possiedono. L’esegesi, dunque, non è mera filologia neutrale, ma una ricerca rigorosa del senso del testo nella sua forma concreta, storica e canonica.
Da questa prospettiva nasce la teologia biblica, che assume i risultati dell’esegesi e li integra nel contesto canonico complessivo per cogliere l’unità del messaggio biblico. Essa non si limita a ripetere i dati esegetici, ma li organizza in una visione d’insieme, articolando i contenuti di fede come emergono dalla Scrittura stessa. La teologia biblica rappresenta così un livello interpretativo «secondario», fondato sul lavoro esegetico.
Idealmente, esegesi e teologia biblica sono strettamente connesse: l’una conduce all’altra e la seconda presuppone la prima come fondamento indispensabile. Tuttavia, nella prassi, si registra una distanza: l’esegesi è spesso accusata di eccessiva specializzazione, mentre alcune teologie bibliche tendono a separarsi dalla ricerca storico-critica.
Tre questioni sono centrali in questo rapporto. (1) il rapporto tra fede dell’interpreti, e metodo scientifico: la fede non sta nei metodi, ma negli interpreti, e un uso credente dei metodi critici può mettere la ragione al servizio della fede. (2) L’ispirazione dei testi: secondo a Dei Verbum 11, Dio si serve di autori umani che scrivono come veri autori ciò che Egli vuole. (3) Il rapporto tra metodi diacronici e sincronici: la teologia biblica richiede la cooperazione reale tra entrambi, poiché l’esegesi resta costitutiva del lavoro teologico sulla Bibbia. Dunque non è più sostenibile considerare l’esegesi e la teologia biblica come ambiti separati. Il dialogo tra le due discipline rendono pienamente intelligibile la Parola di Dio nella sua unità storica e teologica (cfr. Dei Verbum 12).
P. Edson Domingos Pascoal
Arquidiocese de Luanda



