Domenica III di Pasqua - Ano A - (2020)

Domenica III di Pasqua - Ano A - (2020)

Omelia III Domenica di Pasqua 

Carissime Sorelle, Carissimi fratelli,

Le letture di oggi sono bellissime e ricche. Particolarmente il Vangelo, anche bellamente tradotto in arte, nel frontale del nostro altare. L’arte cristiano si è goduto tante volte con questa scena. Basta ricordare quei dipinti del Caravaggio, del Rembrandt o quelli moderni di Claudio Pastro. Ma questa belleza di un finissimo romanticismo ci può fare dimenticare alcuni aspetti scomodi ma interessanti.

Clèopa e il suo collega sono pellegrini que hanno avuto una brutta Pasqua. Sono andati alla Città Santa a celebrare la festa. Hanno anche incontrato il profeta Gesù che ha rinforzato la sua fede. Ma anche l’hanno visto patire e morire crudelmente. Sebbene hanno sentito parlare che il suo corpo non c’è più, non possono oltrepassare la sua paura e tristezza. Sono addolorati e basta. Un altro pellegrino esce al suo incontro e gli porta consolazione. Non riescono a capire che è Gesù stesso. Ma Lui gli viene incontro attraverso la Parola, il Bisogno, la Comunità e l’Eucaristia.

Questa sintesi mi è molto cara. Rappresenta una sintesi molto cara ai latinoamericani. Non siamo noi che troviamo Gesù, e lui che viene incontro attraverso lo Spirito: nella Parola, nel Povero, la Comunità e l’Eucaristia (Aparecida 246-257). Questo è un bel esame di coscienza, adesso inscrito nel Magisterio Ecclesiale Latinoamericano. Questo Vangelo è una domanda permanente: Sei stato attento alla venuto di Gesù?

Anche noi, verso la fine del pellegrinaggio di questa lunga quarantena possiamo domandarci: siamo stati attenti alla venuta di Gesù? Come Clèopa e il suo amico, anche noi siamo un po’ addolorati. Abbiamo avuto una Quaresima e una Pasqua strana. Veramente che non abbiamo sofferto come altri fratelli nostri. Ma questo tempo è stato difficile d’interpretare, per usare un eufemismo. Sentiamo la nostalgia delle nostre antiche routine, ci manca la famiglia e gli amici, i nostri nervi si contraggono quando pensiamo come faremo per sistemare il nostro estate. Oltre questo, non dormiamo così bene, le nostre tesi sono bloccati senza l’accesso alla Biblioteca, la vita comune non è sempre perfetta, e ci domandiamo speso: cosa mi riserva il futuro?

Siamo venuti alla Città Santa, come quei pellegrini di Emmaus, e come loro siamo un po’ confusi. Però Gesù anche oggi è venuto incontro. Un’altra cosa sarà se lo abbiamo accolto come quei discepoli. Oserò fare una especie di esame di Emmaus sulla nostra vita in questi quasi 50 giorni.

Penso che Gesù è venuto incontro nella sua parola particolarmente nella Domenica delle Palme e nel Triduo. La lettura della Passione e della Veglia, che abbiamo fatto senza fretta nessuna, tranquilamente, ci ha permesso di

entrare nei suoi misteri. Forse non è stata una lectio profonda, ma ci ha portato i segni della Pasqua, del passo di Dio fra il suo popolo bisognoso. Oggi noi siamo quel popolo. Seguendo nello stesso tema, l’Eucaristia è stata una giornaliera finestra al cuore di Dio, questo è chiarissimo. Almeno per me è stato così. La cima è stata la Pasqua quando l’abbiamo celebrato vincitore della morte e del peccato, e anche liberatore delle nostre attuali paure e tristezze.

Penso che Lui è venuto anche nella Comunità. In questo tempo abbiamo fatto nuovi amici. Magari ci siamo riconciliati con qualcuno. Gesù si ha fatto fugacemente presente (come a Emmaus) quando abbiamo pregato insieme il Via Crucis, nei canti della domenica sera in terrazzo, nel lavoro del giardino, e ogni volta che abbiamo sentito una misteriosa gioia che non si spiega se non per la sua visita. Vera e tenera consolazione. Ma anche Lui è venuto povero fra noi, e non solo nelle immagini degli ospedali in TV. Clèopa e suo fratello hanno fatto entrare uno che aveva bisogno. Questo mistero si è reincarnato ogni volta che qualcuno si è avvicinato a noi timoroso, deluso, depresso o stanco. Questi mesi magari abbiamo avuto il coraggio e il privilegio di consolare Gesù nel fratello. Benedetto sia Dio! Ma vi devo confessare che non sono tranquilo con questa interpretazione. Penso che appena sia rilasciato il blocco dobbiamo trovare modi di uscire incontro a Gesù in quelli che soffrono di più con questa peste.

Carissimi, proprio alla fine Clèopa e il suo compagno hanno scoperto che Gesù era venuto per istruirgli, consolargli e aprirgli il cuore. Anche noi alla fine di questa cosiddetta ‘fase 1’ abbiamo l’opportunità di scoprire la sua visita. È sempre così con i pellegrini. Siamo tardi a capire. Mentre siamo alla città santa non riusciamo ad intendere. Ma Dio, che è generoso, si avvicina sottilmente e ci conta delle belle storie, parte con noi il pane perché possiamo alla fine dire: “Davvero il Signore è risorto”.

Parole di Papa Bendetto XVI ad Aparecida

Resta con noi, Signore, accompagnaci benché non sempre abbiamo saputo riconoscerti. Resta con noi, perché intorno a noi stanno addensandosi le ombre, e tu sei la Luce; nei nostri cuori si insinua lo scoraggiamento, e li fai ardere con la certezza della Pasqua. Siamo stanchi della strada, ma tu ci conforti con la frazione del pane per annunciare ai nostri fratelli che in realtà tu sei risorto e ci hai affidato la missione di essere testimoni della tua risurrezione. (...) Oh buon Pastore, resta con i nostri anziani e con i nostri malati. Fortifica tutti nella fede affinché siano i tuoi discepoli e missionari!

Pe. Enrique José Grez López