una serata su Fatima

Fatima: un richiamo urgente a vivere l’Essenziale come Essenziale.

Tra le diverse iniziative di preparazione, in programma, per la celebrazione del Centenario delle Apparizioni e dei Messaggi di Fatima, è avvenuto giovedì 16 marzo, nel nostro Pontificio Collegio Portoghese, ove si custodisce nella cappella una coppia originale della Statua della Madonna di Fatima, un memorabile incontro a tre voci sull’Attualità del messaggio di Fatima. Parlare dell’attualità del messaggio di Fatima consiste innanzitutto nella capacità di cogliere personalmente l’invito di Dio, attraverso Maria, che vuole liberare l’uomo dall’uomo per possederlo e trasformarlo in Sé. Solo dopo questo primo passo si potrà raccontare, da testimone, quanto è accaduto nella propria vita dall’incontro ordinario o straordinario con Fatima. Infatti, la profezia dei Messaggi di Fatima è sempre attuale e urgente, applicabile in ogni stato di vita, in ogni cuore che vuole consolare e riparare i Sacri Cuori di Gesù e di Maria attraverso dei gesti semplici ma pieni d’amore e di gratitudine. È importante ripararsi il cuore per ascoltare e vivere di ogni parola che viene da Dio: Cuor ad cuor loquitur! Detto ciò, provo ad offrire sinteticamente i passaggi forti del colloquio dei nostri illustri ospiti.

Nella sua testimonianza, Sua Eccellenza Mons. António Marto, Vescovo di Leira-Fatima, ha sottolineato l’appartenenza dei Messaggi di Fatima alla Chiesa universale. Sin dall’inizio, i Pastorelli affidavano l’interpretazione ermeneutica dei Messaggi alla Chiesa, madre e maestra nella fede. Nonostante la loro giovane età, i Pastorelli avevano la piena consapevolezza di esseri servi di Maria, o meglio, strumenti attraverso i quali Dio vuole comunicare con l’uomo, dal cuore al cuore. Perciò, oltre al contesto sociopolitico ed ecclesiale dell’epoca, la chiave ermeneutica delle Apparizioni e dei Messaggi di Fatima è la teologia e la vita dei 3 pastorelli. Senza la testimonianza di vita coerente dei pastorelli, il passaggio dalla teologia razionale alla mistagogia dei messaggi potrà diventare sempre più difficile. Lì, è l’esperienza che parla. Da giovane sacerdote e professore di teologia sacramentaria, Mons. Marto – si è lasciato incantare dell’autenticità delle Apparizioni – anche tramite l’incontro provvidenziale e la semplicità di cuore con il quale suo papà accoglieva la totalità dei Messaggi di Fatima e li viveva come frutto dell’incontro di Dio con l’uomo. Ecco perché bisogna accogliere il Regno di Dio come un bambino (cf. Lc 18, 17). Infatti, Dio disperde i superbi nei pensieri dei loro cuori, mentre innalza gli umili (cf. Lc 1,51-52). Così, dopo tanti studi e contatti con i pellegrini, Mons. Marto è arrivato a comprendere e confessare non solo la semplicità dei messaggi di Fatima come espressione della Misericordia stessa di Dio per l’umanità, ma ha capito anche che, nei messaggi di Fatima, Maria si presenta come la pedagoga che introduce alla mistagogia del Cuore di Dio. La semplicità dei Messaggi è dovuta al fatto che Dio, per farsi capire dai bambini, ha usato un linguaggio adeguato alla loro capacità intellettuale (Quidquidrecipiturad modo recipientisrecipitur).

In quattro minuti, Don António Rego, famoso giornalista televisivo e rappresentante per la Chiesa cattolica nella Commissione interreligiosa, ha brillantemente descritto, dalla prospettiva del pellegrino, le sue esperienze e il suo contatto con Fatima come un luogo particolare, col suo fascino spirituale, dove è possibile toccare, respirare il profumo del soprannaturale. Ogni elemento del Santuario traduce l’incontro di Dio con gli uomini nel corso dei secoli. Tutto parla ed esprime il desiderio e la sete dell’uomo di Dio. Basta l’esempio della luce delle candele vicina al volto del pellegrino per introdursi nel mistero di Fatima. “Le candele - scrive nel suo racconto - sono immagine del consumarsi per illuminare, di una luce umile che si perde quando è sola, che si ripara dai venti, si ingigantisce vicino ad altre migliaia e comunica lo stesso gesto anche in più della preghiera dove non è suggerito” (A. Rego, Fatima: un percorso spirituale, 103).

Questo suo modo descrittivo e sintetico, conferma la veridicità e l’autenticità di quanto Suor Angela Coelho, postulatrice del processo di canonizzazione dei pastorelli, ha presentato come caratteristiche della loro vita. Nell’insieme, la vita dei Pastorelli si può sintetizzare così: Francesco, la dimensione contemplativa della vita della Chiesa. Per Francesco, Gesù è l’Essenziale che bisogna scegliere e vivere come Essenziale. Tutto il suo desiderio era quello di contemplare e consolare Gesù che vedeva triste per le offese e l’ingratitudine dell’umana; Giacinta rappresenta la dimensione compassionevole della Chiesa che accompagna il cammino dell’uomo verso Dio, patendo con lui e offrendo a Dio sacrifici e suppliche per la sua espiazione e riparazione; infine, Suor Lucia simbolizza la figura del Cristo fedele e obbediente fino alla morte; perché nonostante le avversità, è rimasta sempre fedele al suo Sì alla Madonna. Non si badava dei privilegi e delle riverenze ricevute. Sapeva che era Maria che agiva in lei per la gloria del suo divino Figlio e la salvezza degli uomini. Se ogni santo è santo perché imita Cristo, Lucia sarà santa perché ha imitato Cristo fedele ed obbediente. Questa è la sfida di ogni cristiano: vivere fedelmente e coerentemente l’Essenziale come Essenziale.

 

                        P. Jean Rodney